sabato 6 dicembre 2008

Acchito

Avete mai incontrato un acchito per la strada? No? Be', nemmeno io. Eppure quando dico (se dicessi) «di primo acchito» mi aspetterei che la gente mi capisse. Non che io usi gli acchiti più di tanto; ma un pajo di giorni fa volevo rendere in italiano l'espressione tedesca: «auf Anhieb» e m'è venuto in mente—appunto—l'acchito.

Non l'avessi mai fatto! «Ma prof, cosa vuol dire "acchito"?»

Vai tu a spiegare l'acchito!

Io chiedo ogni tanto alle mie alunne—anche agli alunni maschi, ma siccome il 99% dei miei alunni sono ragazze di sesso femminile :-D io le chiamo democraticamente "ragazze"—, insomma chiedo loro se leggono (nel senso di leggersi ogni tanto un buon libro), ma non si va tanto lontani.

Quando lavoravo in scuola media leggevano sì e no i "Piccoli brividi" (YUCK!), qui è già tanto se leggono Moccia Federico o Meyer StephEnie (sic).

Mi ricordo di non aver mai avuto una grande considerazione per le mie letture—non ora, tanto meno da adolescente—ma confrontato con 'sta gente qui, potrei essere ammesso all'Accademia dei Lincei.

La domanda che mi pongo da un pajo d'anni è: «Leggere (inteso nel senso di leggere un po' di tutto e possibilmente anche testi con una qualche pretesa di letterarietà, dunque di carattere artistico) è o non è utile a formare e arricchire il patrimonio linguistico di una persona?»

Da ragazzo (ancora vent'anni fa, poiché oggi ne ho 43) ero molto scettico verso l'etichetta "letterario/artistico"—ne ero diffidente, mettevo continuamente in dubbio il valore di quella categoria.

Da quando lavoro come insegnante son costretto sempre più a rendermi conto di quanto sia cambiata la morale diffusa/egemone del testo (cioè della "gente" rispetto ai testi).

L'arrivo degli SMS ci ha portato torture linguistiche (ke per che, nn per non, eccetera) che parevano imposti (!) da esigenze comunicative tanto attuali quanto adeguate al mezzo: sai che tortura, prima dell'era T9, esser costretti a scrivere le parole per esteso (!), una per una?

Io non mi son mai sognato di costringere alcuno a decifrare mie abbreviazioni o storpiature deliranti (ho troppo rispetto per il tempo degli altri) ma si sa, siamo tutti diversi.

Il fatto è che 'sta gente insiste a scrivere in quel modo anche oggi, su cellulari da 500€ che tra un po' hanno il riconoscimento vocale speech to text! E questi, come li giustifichi?

Per non dire delle famose pagine di "MSN Spaces"—in 98 casi su cento persino peggio dei primi esperimenti dei coatti su Geocities: singole pagine lunghissime, dal caricamento eterno, dagli sfondi tipicamente oscuri e coperti di caratteri improbabili in dimensioni microscopiche.

Io ho sempre coltivato l'idea della "qualità" (l'ho messa tra virgolette apposta, come se fosse una bestia rara e pericolosa da custodire tra sbarre sicure) fin da prima di leggere "Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" di Robert Pirsig ("Zen and the Art of Motorcycle Maintenance").

In un periodo in cui lavorai per un datore di lavoro privato ebbi l'incombenza di mantenere aggiornato il "Manuale della qualità" aziendale e non riuscivo a capacitarmi che fosse necessario un manuale della qualità per far sì che i lavoratori seguissero delle procedure di coerenza, tracciabilità e condivisibilità. Mi fu spiegato che l'idea di qualità non è affatto "connaturata" all'essere umano: non è innata.

Nel primo periodo dell'era internet appresi umilmente l'html e Javascript e per anni ho fatto, con le mie mani, siti web per pubblicare fotografie (di paesaggi e di amici). Se penso da un lato alla cura certosina e alla cura maniacale del dettaglio che io ho sempre messo anche in quelle mie produzioni, e dall'altro alla trascuratezza generale e diffusa che sembra imperare adesso («non posso mica perdermi in cavolate, io»)... Be', mi vien male.

Alle mie alunne sembra normale scrivere le "i" senza il puntino. Quando faccio loro notare che la i va scritta col punto, esse si stupiscono.

Quest'anno, con l'idea di provare a tenere meglio il contatto con i miei alunni, ho accettato l'invito di qualcuno di loro e ho installato una mia netpresenz anche su Netlog. Be', aNdAtE Un Po' A vEdErE CoMe Si ScRiVe sU nEtLoG. La cosa buffa è che molta di quella gente sta frequentando scuole dove imparano anche a "dattiloscrivere". Che tenerezza quella loro incoerenza, vero? Noi forniamo loro gratuitamente (be', a spese della comunità) corsi di trattamento testi, e loro scrivono con un ditino solo: l'altro è impegnato a calcare il tasto delle majuscole :-(

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