lunedì 21 dicembre 2009
Addio caro Selver,
piccolo soldato, hai combattuto disperatamente fino alla morte ma non ti verrà mai intitolata alcuna strada. Il tuo torto è stato di appartenere a un esercito che non serve nessuna bandiera.
Ti sei battuto senza lo schioppo, così nessun vescovo ha mai benedetto la tua guerra come una guerra giusta, o santa. Ma forse eri nato nella religione sbagliata.
Hai combattuto quella guerra senz'armi che tocca a chi nasce con un peso in più rispetto agli altri, e per questo nessun libro di storia ti citerà mai col nome di eroe: siete in troppi, e non riceverete alcuna medaglia.
Ti ho conosciuto a scuola, all'IPC Martino Martini, e nell'anno scolastico 2004-2005 per nove mesi abbiamo imparato insieme il tedesco. Tu che avevi imparato anche l'italiano come lingua straniera, proprio tu imparavi il tedesco meglio di tutti i tuoi compagni di classe, e sei stato un modello per ciascuno di noi.
Ogni giorno e ogni ora che abbiamo passato insieme, mi hai insegnato cosa vuol dire vivere. E me l'hai insegnato senza dire una parola.
Finché campo, non potrò dimenticare il sorriso triste che riuscivi a strapparti per rassicurarci.
Di fronte a quello che hai passato tu, qualsiasi mia angustia diventa una meschinità, una cosuccia di cui sorridere e vergognarsi.
Sarai uno dei maestri che mi porterò nel cuore, e spero di vivere a lungo per poterti ricordare molte volte. Chissà, forse vivrai ancora nel nostro ricordo.
Grazie, caro Selver. Addio.
venerdì 25 dicembre 2009
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