Giorno 1:
Tutto bene fino a Monaco-München: a Rovereto in stazione ho trovato i boci / le boce con i genitori, facce contente anche dai genitori, partenza in orario, al Brennero sono persino riuscito a imbucare le cartoline dell'autolettura dei contatori del gas e della luce (avevo scordato di farlo a Rovereto...); trasbordo tecnico a Rosenheim su un treno già carico di gente in piedi (avevano riservato i posti a sedere anche loro — ma sul treno "sbagliato", da cui li avevano trasbordati su quello lì: certe cose ormai succedono evidentemente anche in Germania...) e noi avevamo i posti riservati; a Monaco ammiro gli ICE in stazione: sono proprio bellissimi già dal di fuori, chissà dentro?
Io con otto alunni mi avvio verso il settore "E", dove è previsto che si fermi la nostra carrozza, la 4; la collega va con gli altri sei a prendere un caffè.
Trovata la carrozza, comincio a far salire gli alunni. «Ma prof, i numeri qui sono sbagliati!» «No, fidati, cerca ancora.» Mi avvio dall'esterno verso l'altro capo del vagone, insieme a me viene uno degli alunni. Li ritrovo in fondo al vagone: «Ma prof, non troviamo il numero!»
Io sono indeciso se salire subito, insieme agli alunni che sono già a bordo, o aspettare la collega che dovrebbe ormai star arrivando insieme agli altri. Guardo in giù lungo la pensilina ma non riconosco nessuno. Decido di salire per controllare che si siedano sui posti prenotati. Ho lo zaino sulle spalle, lascio la mia valigia giù — tanto scendo tra un attimo, no?
Salgo, vado un attimo nel vagone successivo (il quinto) per verificare se magari non abbiano ragione (strano, però — cosa c'entra la numerazione col vagone? La numerazione dovrebbe ripetersi uguale su ogni vagone — o no?).
Faccio due passi in là, quando dalle mie spalle arriva un'altra voce: «Ecco, li ho trovati! Sono qui!» CVD — come volevasi dimostrare.
Torno sui miei passi, faccio per scendere a prendere la mia valigia — e la porta è chiusa. Che porte silenziose, però! Ah, che efficienza.
Il treno si sta muovendo. Il treno si sta muovendo?
Com'è possibile? Il treno non è mica partito — non l'ho sentito partire... «Prof, Alan non è salito! E neanche gli altri sono saliti!» Ops ancora. Dov'è la mia valigia?
Premo il tasto apriporta. Ops. La porta non si apre. Sarà guasta (strano, però — un ICE, in Germania, con una porta guasta? Boh). Torno alla porta del vagone seguente, provo lì. Ri-ops. Anche questa porta non si apre. Ah, l'elettronica. Bella cosa. Bei pulsanti: si illuminano quando li tocchi. Di una simpatica luce rossa, molto discreta. Uno stile elegante. Mi piace.
I ragazzini mi vengono incontro: «Prof, ma dove sono gli altri?» «Prof, Alan non è salito! Prof, cosa facciamo? Prof, ma il treno è partito!»
Ho visto passare poco fa un siùr con la divisa, distribuiva il piano di viaggio (che gallo, qui in Germania sali sul treno e passa uno a distribuire il piano di viaggio? Pfff...). Corro dall'altra parte (verso la testa del treno) alla ricerca del siùr con la divisa.
Corri, corri. Siùr con la divisa. «Il treno è partito ma un mio alunno è rimasto a terra.» «Sì, il treno è partito.» «Ho provato a riaprire le porte, ma non si sono aperte.» «Sì, le porte non si aprono.» «Ma non si può fare qualcosa?» «Vada dal capotreno.» «Il capotreno? E dov'è?» «Vada verso la coda del treno, lo troverà là.»
Vado. Mi affretto. Corro. Carrozza quattro. Un'alunna mi viene incontro. «Prof, ma Alan è rimasto giù! E gli altri dove sono? Non sono saliti! Prof, Alan non è salito! COSA FACCIAMO?» Giulia, siediti. Lasciami passare, corro a cercare il capotreno.
Corro in giù. Facce sorprese: non hanno mai perso un alunno.
Ah, la collega. Con i suoi sei alunni. Sollievo. «Alan è con voi?» «Alan? Ma non era dov'eri tu? Ho visto che stava venendo in su, pensavo che vi avesse già raggiunto.» «No, cioè sì, era dov'eravamo noi, ma non l'ho visto salire, dev'essere rimasto giù. Sto cercando il capotreno.» Corro in giù.
Corro ancora. Una divisa. Ah, eccolo. Sta controllando i biglietti.
Mi avvicino di fretta, mi vede. Continua a controllare i biglietti. Ma non vede che ho perso un alunno? Ho fretta.
Lui mi ha visto, ma controlla i biglietti. Aspetto. Ah, ora tocca a me. Spiego. Non fa una piega. Prende il telefono, mi chiede un paio di volte il nome del ragazzo, lo ripete nel telefono, chiude. Mi dice: «Ora fanno un annuncio in stazione, col nome del ragazzo. Viene messo sul primo treno successivo per Hannover e preso in consegna personalmente dal capotreno.»
Wow.
Torno dagli altri, chiamiamo Alan, gli spiego cosa succederà. Gallo Alan, tranquillo.
Chiamiamo a casa sua per avvisare i genitori, ma risponde la segreteria. Preferiamo poter spiegare la cosa direttamente.
Richiamiamo Alan. I genitori li ha già avvisati lui.
Durante il pomeriggio scambio una serie di SMS con Alan. Scherziamo, ci prendiamo in giro e mi tranquillizzo perché non mi sembra preoccupato.
Doveva essere l'inizio della parte più lussuosa del viaggio (da lì a Hannover con l'ICE, InterCity Express), spero che vada tutto bene (sto scrivendo sul treno, ora sono le sei) e che i genitori (prima o poi?) non mi vogliano scuoiare vivo. Brrr... Vabbe' che stiamo andando verso l'estate, ma magari è doloroso.
Con la collega abbiamo deciso che lei da Hannover proseguirà subito il viaggio verso Celle, mentre io mi fermerò a aspettare Alan.
(to be continued)
sabato 17 maggio 2008
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